IL QE NON E’ FINITO
 
 
 

a cura di Luca SALVI

Il QE non e’ finito


Udite, udite. Il QE non è veramente finito, prosegue sotto altre vesti. La parola d’ordine è morphing.
In politica monetaria, con allentamento quantitativo (o alleggerimento quantitativo o facilitazione quantitativa; sovente anche con la locuzione inglese quantitative easing, in sigla QE) si designa una delle modalità non convenzionali con cui una banca centrale interviene sul sistema finanziario ed economico di uno stato, per aumentare la moneta in circolazione. Le banche centrali usualmente agiscono sull'economia di un stato manovrando i tassi d'interesse (costo del denaro) con cui concedono moneta alle banche (nell'eurozona prima del 1999 il tasso d'interesse praticato dalla banca centrale alle banche era noto con il termine Tasso Ufficiale di Sconto). Quando ciò non è sufficiente può iniziare ad usare uno strumento di politica monetaria più penetrante come l'allentamento quantitativo.
Mario Draghi ha vuotato il sacco non solo nel senso più figurato del termine, annunciando la pseudo fine del QE, ma ci ha finalmente detto la verità sullo stato di salute dell’eurozona.
Infatti, se da un lato assisteremo dal 1° gennaio alla fine degli acquisti dall’altro la politica monetaria rimarrà accomodante per molto tempo.
I tassi non saliranno almeno fino a ottobre 2019 cioè quando Draghi terminerà il suo mandato e finché sarà necessario per mantenere liquidità sufficiente nel sistema. Il comunicato del board dice chiaramente che i tassi resteranno a zero at least through the summer of 2019, lasciando sottinteso che un probabile ritocco potrà avvenire in autunno.
Il governatore della BCE ha voluto innegabilmente rassicurare i mercati in quanto, in primis, ha dovuto tagliare le stime per il 2019 in tema di crescita e inflazione e, in secundis, dopo quasi tre anni di acquisti a più non posso ha dovuto prendere atto che la situazione è tutt’altro che rassicurante.
Parlando di rischi al ribasso che stanno aumentando, una sorta di messaggio non propriamente subliminale all’Italia, ha ribadito la necessità di ridurre l’indebitamento da parte di quei governi con ratio preoccupanti.
Dunque, il QE finisce ma solo formalmente in quanto la variante politica della BCE garantirà comunque uno scudo al debito corporate attraverso aste di rifinanziamento a lungo termine per le banche, questa volta però vincolate a prestiti verso le imprese con penali in caso si scenda sotto un livello minimo di impiego.
Bank of England nel post Lehman Brothers fece la stessa identica cosa favorendo, in tal modo, la trasmissione del credito all’economia reale.
Nell’enorme pancia della BCE resterà per molto tempo ancora una altrettanta fetta di debito pubblico italiano, sarà il nostro scudo anti-spread in grado di sconsigliare qualsiasi ipotesi di attacco speculativo.
Questa è l’eredità di Mario Draghi che auspichiamo non venga vanificata dall’attuale Governo in una delle oramai note e anacronistiche alzate di ingegno propagandistiche sui conti in vista delle imminenti elezioni europee.